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martedì 3 marzo 2026

#093 - ROBERTA VALTORTA e la via del paesaggio

Da parecchio tempo mi ripropongo di scrivere qualcosa su Roberta Valtorta, una studiosa straordinaria [insegnante, scrittrice, storica dell'arte, critica fotografica] che mi ha accompagnato, a sua insaputa, in tutti questi anni, durante i quali ho intrapreso la via della fotografia del paesaggio.

Per quanto mi riguarda, dopo i tempi della fotografia analogica, del bianco e nero e del “momento decisivo”, fui folgorato dalle favolose esperienze di “Viaggio in Italia” e “Archivio dello Spazio”, dagli straordinari lavori di Luigi Ghirri, Gabriele Basilico, Guido Guidi ed altri eccellenti fotografi. Non posso non citare, ad esempio, l’amico George Tatge, uno dei fotografi di Archivio nello Spazio e anche Andrea Botto che me lo ha presentato. Nei primi anni Duemila ho cominciato così a scoprire anche le opere straordinarie dei “New Topographics”, con talenti tipo Robert Adams, Lewis Baltz, Stephen Shore e anche quelle, ad esempio, dei coniugi tedeschi Bernd e Hilla Becher, capostipiti della rinomata Scuola di Düsseldorf.


© Provincia di Milano - A cura di Achille Sacconi e Roberta Valtorta, 1997 Art&

Cominciò così per me una lunga fase di studio e di riflessione nella quale ho investito in questa nuova avventura espressiva tutto me stesso, con il mio approssimativo bagaglio culturale, la mia sensibilità e perché no, anche tutte le mie fragilità, ma niente sarebbe stato possibile senza le preziose pubblicazioni di Roberta Valtorta che mi hanno aperto la strada. Credo che il primo libro di questo genere che acquistai sia stato “RACCONTI DAL PAESAGGIO 1984-2004. A vent’anni da Viaggio in Italia”, 2004, Lupetti Editore, ISBN 88-8391-142-3, a cura di Roberta Valtorta che nel frattempo aveva progettato il MUFOCO - Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo e ne era divenuta anche direttrice scientifica (2004 – 2015).

Quaderni di Villa Ghirlanda n. 3, 5 e 6

Ho conosciuto personalmente Roberta, insieme a Vinicio, il 22 e 23 aprile 2016 a Longiano (FC), in Emilia Romagna, durante una due giorni dal tema “IL SENSO DEI LUOGHI”, una manifestazione organizzata dal Comune di Longiano (Assessorato alla Cultura), dalla Scuola di Paesaggio “Roberto Signorini” e da Centrale Fotografia di Fano e frequentandola anche solo per poche ore ho potuto scoprire anche le grandi qualità umane di questa donna che è un colosso dal punto di vista culturale senza farlo pesare a nessuno.

Longiano (FC), 2016 fotografia di Maurizio Leoni


Longiano (FC), 2016 fotografia di Maurizio Leoni

Ovviamente, nel tempo, ho acquistato tutte le pubblicazioni di Roberta Valtorta che potevo, mettendo insieme diversi libri che attualmente impreziosiscono la mia biblioteca. L’ultimo, bellissimo, è il seguente “Roberta Valtorta. Scritti 1983-2024. La fotografia e il paesaggio” Electa, 2025:

ISBN 978889282796-7

Altri libri della mia collezione


Ulteriori libri della mia biblioteca

Ve li consiglio tutti!

Questo ancora mi manca ma sarà uno dei prossimi acquisti da inserire nel mio catalogo:

ISBN 9791255610380

Qualche tempo fa scrissi sul mio quaderno degli appunti:

Quando fotografiamo il paesaggio, mettiamo in gioco noi stessi, ci connettiamo con il cosmo e il cosmo ci restituisce qualcosa di importante, qualcosa che grazie al nostro sguardo educato abbiamo percepito, e si compie e si perfeziona nel gesto sacro dello scatto.
Si stabilisce in questo modo una stretta relazione tra il sentire del fotografo e l’immagine registrata dalla fotocamera, la quale agisce come specchio dell’anima e non solo come strumento di memoria e documentazione.
Da più di vent’anni cerco me stesso nel paesaggio, nel mondo che mi circonda, cercando di significare che anche nei luoghi comuni, nelle periferie, nei posti senza identità e senza dignità si può scoprire la bellezza e trovare la propria essenza.

Maurizio Leoni

Link:

mercoledì 6 luglio 2022

#082 - 252 foto per un paese



In questo mondo globalizzato siamo tutti schiavi dell’elettronica e dei suoi derivati.
Ognuno di noi possiede uno smartphone con il quale prende decine di fotografie al giorno e le fa girare sui social come se non ci fosse un domani.
Siamo diventati tutti fotografi!
L’immagine è divenuto un prodotto di massa che si consuma in fretta e di cui non rimarrà nessuna traccia.
Il futuro che ci aspetta sarà il deserto digitale.
Fortunatamente non è stato sempre così.
Nel secolo scorso, ogni famiglia aveva la sua scatola di cartone o di metallo all’interno della quale conservava gelosamente le immagini degli avvenimenti speciali che lungo la linea del tempo caratterizzavano la vita familiare.
Le cosiddette foto ricordo del matrimonio, del primo giorno di scuola, della prima comunione, della cresima e così via.
Erano prevalentemente queste le occasioni in cui la famiglia intera posava per registrare l’avvenimento ma anche il trascorrere del tempo.
Spesso non si possedeva una macchina fotografica in casa e allora si presentava il fotografo del paese che provvedeva a catturare l’attimo.
L’operazione che ha fatto l’amico Edo Cinfrignini a Faiolo nel Comune di Montegabbione (TR) è stata quella di coinvolgere le famiglie del paese nel mettere insieme i propri ricordi e farne un album pubblico che è diventato prima una mostra e poi un libro.
Essendo Faiolo un piccolo centro rurale dell’Alto Orvietano ha fatto si che il tessuto sociale sia rimasto invariato negli anni e che ad ogni persona ritratta sia stato possibile dare un nome e un cognome, anche a quelle scomparse tanti anni fa.
Il quadro d’insieme di queste immagini mette in evidenza uno spaccato socio-culturale che determina e fa intravedere l’anima del luogo.
Non c’è stato bisogno infatti di chissà quali testi per presentare il libro ma solo poche righe introduttive dello stesso Edo, quelle sapienti ed autorevoli dello scrittore di Nicola Dal Falco e la postfazione di Roberto Cherubini.
Ho avuto il permesso di esporre in questo blog alcune delle 252 foto che sono state raccolte e che di seguito potete ammirare.
Se volete, lasciate nei commenti le vostre considerazioni.
Maurizio Leoni












domenica 19 giugno 2016

#065 - Collettivo SYNAP(SEE)





Due giorni fa a Perugia in Via dei Priori nella splendida cornice della Sala Incontri di Palazzo degli Oddi Marini Clarelli su iniziativa di Istanti – Fotografia e Cultura presieduta dal nostro Vinicio Drappo si è svolto un interessantissimo incontro con il Collettivo SYNAP(SEE) rappresentato dai fotografi Andrea Buzzichelli e Stefano Parrini (nella foto).
Nel corso dell’incontro sono stati affrontati numerosi argomenti primo tra tutti quello di fare fotografia in modo collettivo nel rispetto delle individualità degli autori.
Infatti, come bene si comprende dal MANIFESTO del collettivo “La missione di Synap(see) è di operare collettivamente, interpretando e producendo lavori fotografici approfonditi, per proporre la propria visione sulle relazioni tra uomo contemporaneo e il proprio spazio. Come gruppo vogliamo condividere i nostri studi legati all’immagine, innanzitutto con i membri del collettivo stesso e successivamente con chiunque dimostri interesse. Vogliamo operare nel rispetto della dignità umana esprimendoci ognuno con la propria visione, siano i nostri progetti di taglio reportagistico o di ricerca. Il nostro linguaggio si ripropone di rinnovarsi, adeguandosi e accettando la sfida e le infinite possibilità legate all'immagine e alla diffusione di massa della fotografia. Non siamo contro il mercato della fotografia, ma non vorremmo sottostare esclusivamente alle regole economiche che lo condizionano, per questo motivo, non tutti i lavori, avranno necessariamente come finalità la vendita. I progetti che trattiamo verranno prodotti nella massima considerazione delle persone e delle cose, rispettando l’obbligo etico del fotografo. I progetti vengono trattati andando in profondità, tenendo in considerazione tutto ciò che l’idea del collettivo riguarda e che il collettivo può e riesce a trattare con coerenza e professionalità”.

Oltre alla metodologia sono naturalmente risultati molto interessanti i loro lavori che nell’ultimo periodo hanno virato in maniera decisa, per la gioia di chi scrive e cura questo blog, sulla relazione tra uomo e ambiente confezionando nel 2015 un magazine # 1 dal titolo PARCO realizzato in maniera molto curata e originale.



Parco
Collettivo Synap(see)
Se questo è un parco di Steve Bisson

Il progetto “Parco” realizzato dal collettivo Synap(see), nasce con la volontà precisa di indagare la definizione stessa di parco. I parchi italiani rappresentano un arcipelago di territori, ecosistemi,
paesaggi assai diversi. Come diverse sono le definizioni che il concetto di parco racchiude: parchi nazionali, regionali, riserve, zone umide, oasi, reti e aree protette. Un immaginario comune tanto
ricco quanto complesso, che investe l'intera geografia della penisola, da Nord a Sud. Non solo ambiente ma abitanti, persone, centri di visita, centri di educazione e formazione, scuole e università, diritti e istituzioni. Un brulicare di aspettative e prospettive non sempre coerenti. A partire dall'estate del 2014, il collettivo ha deciso di investigare questa complessità, scegliendo di mettere a fuoco il paradigma del confine. Dove inizia e finisce un parco? Se osserviamo un parco è evidente che le relazioni che esso instaura con il territorio non si esauriscono nella sua delimitazione amministrativa. In qualche modo il futuro, o la salute di un parco, dipendono da ciò che accade dentro e fuori di esso.

Synap(see) nasce nel 2011 ed è composto da:

Andrea Buzzichelli
Emanuela De Luca
Paola Fiorini
Antonella Monzoni
Stefano Parrini
Giovanni Presutti

Il prossimo lavoro che darà vita ad un nuovo magazine è “Fiume” di cui si possono seguire gli sviluppi sul blog del collettivo alla pagina http://synapseeblog.tumblr.com/fiume.
Complimenti e buon lavoro.

martedì 23 febbraio 2016

#061 - Paul Strand


Quando mi capita di raccontare a qualcuno della mia esperienza di fotografo dico sempre che fin dal primo momento non ho mai smesso di riprendere “tutto ciò che mi circonda” facendo implicitamente riferimento alla famosa massima di Paul Strand, uno dei padri della fotografia diretta o straight photography che all’inizio del ‘900 si opponeva al pittorialismo fotografico.
Per wikipedia, l’enciclopedia libera, Paul Strand (New York, 16 ottobre 1890 – Orgeval/Francia, 31 marzo 1976) è stato un fotografo e videomaker statunitense, che, insieme ad altri grandi fotografi modernisti come Alfred Stieglitz ed Edward Weston, contribuì, all'inizio del XX secolo, a conferire alla fotografia la dignità artistica che a tutt'oggi conserva.
La sua critica nei confronti del pittoricismo storico verteva sul fatto che si rifacesse ad un modello artistico quale le pittura, mentre lui ed in generale la straight photography nord americana ponevano alla base della qualità formale delle loro fotografie proprio il fattore tecnico meccanico che per anni era stato proprio quello che l'aveva distanziata dal mondo dell'arte, che invece vedeva la pittura come arte tout court. Alla luce della rivoluzione del ready made ad opera di Marcel Duchamp la fotografia può quindi ispirarsi al reale senza risultare per questo non artistica.
Per me Strand è stato all’inizio del mio percorso un maestro assoluto, un esempio da seguire e per quanto nella mia fotografia mi limitassi ad esplorare un piccolo spicchio di mondo quale è la mia Umbria ho sempre cercato di applicare con i miei mezzi limitati quel realismo fotografico in bianco e nero che facevano di un’istantanea un documento, di una fotografia una testimonianza.
Il libro che ho in casa è una bellissima pubblicazione edita da F.lli Alinari S.p.a. del 1995 “Il mondo davanti alla mia porta” 1950-1976 del formato di 24x29 cm. con all’interno “Paul and Hazel Strand: Un ritratto intimo” di Catherine Duncan e “Concepire il tempo senza tempo: il concetto di ritratto culturale nelle opere di Paul Strand” di Ute Eskildsen.
Interessante il fatto che Paul Strand oltre che di fotografia si è interessato anche di cinema realizzando alcuni film come i due documentari “Manhatta” nel 1921 e “Native land” 1942.

Dal titolo del film “Native land” mi sono ispirato per dare il titolo alla mia pubblicazione: Umbria terra natìa.

Link:


giovedì 29 ottobre 2015

#058 - Tullio Pericoli

Fotografia di Maurizio Leoni

Un po’ di tempo dopo l’ultima capatina a Bologna per vedere la mostra del grande fotografo Nino Migliori, sono tornato a Palazzo Fava per osservare da vicino le meravigliose opere di Tullio Pericoli, celebre e raffinato disegnatore, illustratore e pittore milanese di origini marchigiane.
Inutile soffermarmi sul fatto che questo evento espositivo intitolato “Sulla Terra” abbia fin da subito suscitato in me un fortissimo interesse sia per il tema trattato, quello del paesaggio, sia per il tipo di rappresentazione ricca di grafismi e di tinte che ammaliano lo sguardo, sia per la materia che sembra trapelare dalle tele o dai cartoni.
Per uno come me che vive di paesaggio e che vorrebbe passare dal mezzo fotografico alla tela, imbracciando invece che la reflex il pennello e la tavolozza, è stata un’esperienza forte che mi ha regalato belle sensazioni e mi ha riempito il cuore di grazia, ricordandomi i paesaggi marchigiani tanto simili per certi aspetti a quelli della mia amata Umbria.
Mentre sto scrivendo ho sottomano il catalogo bello ed elegante a cura di Elena Pontiggia e Graziano Campanini, edito da Skira (Ginevra-Milano) e realizzato con una carta accattivante anche al tatto.
Sfogliandolo è facile rendersi conto che per quanto ben realizzato esso non riesce a restituire pienamente la bellezza dei dipinti, che ovviamente anche se riprodotti in maniera professionale, un po’ appiattiscono senza riuscire a trasmettere le stesse emozioni che si vivono nell’osservare dal vivo le opere originali.
Nel vedere i quadri di Tullio Pericoli mi è saltato subito all’occhio il legame con le fotografie di Mario Giacomelli e non mi sono sorpreso più di tanto quando nella biografia del pittore ad un certo punto ho letto: Nel 2012 (…) i paesaggi dipinti da Pericoli entrano in relazione con quelli fotografati da Giacomelli nella mostra “Graffiature. I Paesaggi di Tullio Pericoli e Mario Giacomelli” alla Rocca Roverasca di Senigallia.
Che dire, la visita a questa mostra non solo mi ha ripagato del prezzo del biglietto, ma mi ha risarcito anche della cavalcata in solitario sulle dorsali dell’Appennino, con le solite deviazioni e scambi di corsie che si incontrano lungo della strada del “Verghereto” a seguito dei perenni lavori in corso.
Per fortuna verso Imola ci sono gli amici che mi aspettano a braccia aperte e come al solito si finisce sempre a tavola con i favolosi tortelli di zucca della signora Maria.
E domenica prossima si riparte, questa volta verso Roma, per ammirare altre bellissime mostre che la capitale ci offre, come ad esempio quella già segnalata di Olivo Barbieri al MAXXI.
Il motto del giorno potrebbe essere: la vita è una cosa meravigliosa e l’arte è la ciliegina sulla torta.
Saluti.


domenica 6 settembre 2015

#056 - Parolamia di Giovanni Marrozzini


La bellezza salverà il mondo aveva affermato Dostoevskij e aveva proprio ragione.
Oggi mi sento di affermare che la bellezza non solo salverà il mondo ma si manifesta in mille modi diversi come ad esempio… arrivare per posta.
È esattamente quello che mi è successo nei giorni scorsi ricevendo un'elegante busta di cartone color paglierino contenente nell’ordine:
- un cartoncino nero di protezione;
- un cartoncino ruvido e chiaro con su scritto il titolo “Campo imperatore (AQ) 2011” e la didascalia/commento di Renata Ferri;
- la stampa fine art a cura di Lorenzo Lessi, la numerazione 39/40, il titolo e l’anno dell’opera scritto a mano e la firma dell’autore;
- il certificato di autenticità;
- un ultimo cartoncino con la scritta “parolamia” e abbastanza spesso da assicurare la perfetta conservazione degli elementi suddetti.
Insomma una meraviglia per gli occhi e per le mani.
Ma questo è niente se pensiamo al progetto di Giovanni Marrozzini e la straordinaria idea che ha avuto.
“Credo alla fotografia come mezzo per raccontare storie. Ho sempre avuto il desiderio che i racconti nati dalle mie immagini potessero tradursi in parole. Tra i tanti sogni che mi sostengono ce n’è uno, il più bello, che dà al lavoro che faccio un’energia speciale: tramandare ai miei figli un universo di storie che li aiuti ad orientarsi nella vita. Vorrei donare a Leone (6 anni) e Francesco (3 anni) una Biblioteca. Possiedo un grande archivio frutto di dieci anni di fotografia investiti in giro per il mondo. Quello che voglio fare ora è barattarle. Barattare racconti con racconti.
Per farlo, propongo lo scambio di tre libri (letteratura, antropologia, storia…) con una delle mie fotografie, ognuna accompagnata da una recensione scritta da una firma autorevole del mondo della fotografia o della letteratura”.

Non voglio aggiungere altro, non c’è bisogno di aggiungere altro.
Poter barattare libri con una bellissima fotografia d'autore per uno scopo così nobile è stata una fantastica esperienza... e voi cosa aspettate a partecipare?



domenica 9 agosto 2015

#055 - Olivo Barbieri

Immagine tratta dalla pagina facebook del MAXXI  - Museo nazionale delle arti del XXI secolo

Le buone notizie arrivano anche d’estate, nonostante il caldo, nonostante tutto.
Ed ecco che dal giornale di stamattina scopro una notizia vecchia, in quanto trattasi di una mostra aperta dal 29 maggio, ma per me fresca, anzi freschissima, in quanto fino ad ora sconosciuta.
Sto parlando della mostra “OLIVO BARBIERI. IMMAGINI 1978-2014” attualmente in scena al MAXXI di Roma fino al 15 novembre.
Appena appresa la notizia sono corso in soggiorno a cercare il magnifico libro che nella biblioteca di un fotografo non può mancare e che si intitola “OLIVO BARBIERI select works 1978-2010” edito da APM e curato da Luca Panaro.
Ho sfogliato lentamente le pagine di questo bellissimo libro e la decisione è presa in un istante.
Presto sarò a Roma a visitare questa magnifica mostra.
Chi viene con me?

sabato 23 maggio 2015

#051 - Insegnare fotografia nelle scuole

© foto di Maurizio Leoni

Prendo spunto da una recentissima esperienza personale per affrontare su questo blog un tema importante e al quale tengo molto e cioè l’insegnamento della fotografia nelle scuole di ogni ordine e grado.
La cosa mi interessa più come padre di un quasi settenne che come cultore delle immagini fotografiche, nel caso davvero lo fossi.
Nell'epoca delle faccine che ridono o che piangono e che rimbalzano nei messaggi telefonici di grandi e piccini rimane abbastanza semplice far comprendere come le immagini comunicano assai più delle parole.
Quello che non si comprende è come mai nel mondo attuale, dove c’è un uso e un abuso delle informazioni fotografiche, la scuola non affronti in maniera esaustiva l’argomento dotando i ragazzi di strumenti tali da far capire loro come difendersi da un simile bombardamento mediatico.
Se è vero come è vero che la fotografia “mente”, perché i nostri ragazzi non devono scoprirlo fin da subito?
In meno di un secolo siamo passati dal vedere poche immagini in tutta una vita ad osservarne migliaia in un solo giorno senza comprenderne appieno il significato, ma subendone sicuramente gli influssi.
Michele Smargiassi, giornalista e blogger di Repubblica ha scritto un libro che tutti dovrebbero leggere dal titolo “Un’autentica bugia” e dal sottotitolo “La fotografia, il vero, il falso” edito da Contrasto nell'anno 2009.
Sulla quarta di copertina è citato Lewis Hine che afferma “La fotografia non sa mentire, ma i bugiardi sanno fotografare” e poi il Fotocrate continua “La fotografia ha sempre mentito perché non può fare altro, perché il processo di trasposizione della realtà in un’immagine bidimensionale glielo impone, perché la sua fabbricazione richiede una lunga catena di scelte, ognuna delle quali modifica la trama e il suo senso”.
Oggi tutti siamo fotografi e tutti viviamo di fotografie, ma nessuno si interroga sulla reale portata del fenomeno che tutti siamo abituati a subire passivamente.
Se la fotografia è un linguaggio perché non dovremmo imparare a decifrarne la struttura e percepirne i segreti fin da bambini?



sabato 25 aprile 2015

#050 - Umbria terra natìa



Dopo quasi due mesi dall'ultimo post che ho divulgato su IntraVedo torno baldanzosamente ad occuparmi delle pagine di questo blog festeggiando la cinquantesima presenza.
Nel frattempo tante cose sono successe, una addirittura memorabile, sono diventato l’autore di un libro di successo.
Umbria terra natìa di Maurizio Leoni, Edizioni Era Nuova, 2015 - ISBN 9788866620990
Questo è ovviamente solo la conclusione di un percorso lungo e accidentato che mi ha portato in maniera quasi inconsapevole alla pubblicazione di questo piccolo volume.
Non sono stati sufficienti infatti l’amore per questa terra, la passione per la fotografia, la voglia di raccontare e di mettersi in gioco per raggiungere questo ambizioso risultato, c’è voluto il folle amore di un padre per il suo piccolo figlio e una serie di pensieri e valori da voler tramandare per far scattare la molla di mettere in piazza me stesso nudo e crudo.
Ringrazio in ordine sparso: la mia famiglia, la casa editrice Edizioni Era Nuova, l’associazione Istanti - Fotografia e Cultura che ha patrocinato questa pubblicazione, gli amici Foscolo Agnessini, Simone Barni, Cecilia Bruschi, Giuseppe De Francesca, Vinicio Drappo, Vincenzo Migliorati e Marcello Volpi che mi hanno supportato e sopportato.
Un pensiero particolare anche all'amico Enzo Fratalia per il sostegno a distanza.
Ringrazio inoltre tutte le persone, istituzioni e associazioni che con la loro disponibilità mi hanno permesso di divulgare e far conoscere questa mia pubblicazione e sono grato fin da adesso a chi alla stessa maniera lo farà da oggi in avanti.
Adesso che sono anche uno scrittore, oltre che fotografo e artista della domenica, posso invecchiare in pace insieme a questo mio piccolo capolavoro.
Grazie a tutti, grazie davvero.

sabato 20 dicembre 2014

#046 - Viaggio in un paesaggio terrestre



Penso che a volte per leggere un libro bisogna aspettare un momento preciso, cioè attendere fino a quando non si è pronti ad accoglierlo e farlo proprio.
Questo mi è successo con Viaggio in un paesaggio terrestre di Vittore Fossati e Giorgio Messori acquistato il 16 aprile 2013 e che solo oggi, non so bene perché, sono riuscito a leggere compiutamente ed apprezzare appieno.
Senz'altro non riuscirò a restituire con le parole le emozioni che ho provato nel leggere questo libro composto da immagini e narrazioni, ma posso sicuramente affermare che nel momento stesso in cui sono riuscito a calarmi in esso mi è sembrato subito tutto familiare, fino a provare un sentimento di amicizia nei confronti di coloro che questo libro lo hanno pensato, scritto, prodotto, realizzato.
Vittore Fossati è un fotografo che vorrei senz'altro incontrare tanto mi affascina il suo lavoro e la sua persona per quel poco che sono riuscito a intercettare su di lui nei moderni mezzi di comunicazione.
Lo stesso discorso vale per Giorgio Messori che non conoscevo affatto ma che attraverso questo libro ho imparato ad amare ed apprezzare, salvo poi apprendere con grande tristezza che non è più tra noi a causa di una malattia che lo ha portato via prematuramente nel 2006.
Tornando al libro, Viaggio in un paesaggio terrestre è per l’appunto un “viaggio” che i due amici, l’uno fotografo e l’altro scrittore intraprendono al fine di realizzare un libro illustrato sul paesaggio partendo da un luogo dell’Appennino reggiano fino “a cercare di ritrovare luoghi descritti da poeti e pittori che avevano messo il paesaggio, e l’arte di rappresentarlo, in un punto vitale della loro opera e dei loro pensieri”.
Questo testo, qualora ce ne fosse bisogno, rappresenta uno splendido esempio di come la fotografia e la scrittura possono convivere benissimo all’interno dello stesso contenitore e come gli stessi autori affermano “Abbiamo anche sempre tenuto conto che il libro era un progetto comune che doveva travalicare le rispettive competenze, il fatto che uno scrivesse e l’altro fotografasse. Perciò non sarebbe nemmeno giusto distinguere due autori, perché molte cose scritte nascono dal fotografo, e alcune inquadrature sono state suggerite dallo scrittore”.
Buon Natale.

Link:

lunedì 8 dicembre 2014

#045 - Walker Evans


Uno degli assoluti protagonisti della stagione contrassegnata dall’esperienza della Farm Security Administration (FSA) è stato sicuramente Walker Evans (1903-1975) che con la sua opera non solo ci ha lasciato un patrimonio inestimabile di documenti fotografici di grande valore ma ha influenzato con il suo linguaggio il modo di fotografare delle successive generazioni di fotografi in tutto il mondo.
In Italia le fotografie di Walker Evans oltre che plasmare i fotografi del tempo, suggestionarono gli autori del cinema neorealista e più tardi ispirarono persino il geniale lavoro di Luigi Ghirri.
Evans fu un pioniere della “straight photography” mettendo al primo posto la realtà, servendosi del moderno mezzo fotografico come strumento di verità e di testimonianza.
Scrive Roberta Valtorta a pag. 114 del suo libro “Il pensiero dei fotografi – Un percorso nella storia della fotografia dalle origini a oggi” edito da Bruno Mondatori (collana Campus) nel 2008, ricerca iconografica a cura di Giovanna Calvenzi ISBN 9788861592483:
L’America viva, vera, tra l’industrializzazione e un passato agricolo, è invece il grande tema sul quale lavora, a partire dagli anni Trenta, Walker Evans, l’indiscusso maestro della fotografia documentaria. La sua fotografia diretta mostra l’ambiente contadino, la provincia, le periferie urbane, le architetture industriali, le pubblicità, le strade e distributori di benzina, i pali della luce e la segnaletica stradale, le automobili, i segni del cambiamento capitalistico di una civiltà che si avvia verso un benessere carico di contraddizioni, solitudini, malinconie.
Ci vuole poco a capire che il grande maestro americano è il padre della maggior parte delle fotografie che ancora oggi vediamo e ammiriamo nelle gallerie, nei musei, nelle riviste, sui libri, in internet e anche (con devozione e rispetto) nelle nostre ricerche.
Il libro che ho in casa è un testo in inglese di 368 pagine dal titolo Walker Evans - The Hungry Eye di John T. Hill e Gilles Mora edito da Thames & Hudson del 2004 ISBN 9780500285299 con 470 illustrazioni di cui 25 a colori e di piccole dimensioni 201 x 162 x 21 mm.
Spero quanto prima di poterne acquistare di nuovi (o usati) con immagini più grandi, magari in italiano.

domenica 23 novembre 2014

#044 - Maurizio Biancarelli

La copertina del nuovo libro di Maurizio Biancarelli

Anche la nostra Umbria è capace di esprimere delle eccellenze nel mondo della fotografia.

È il caso di Maurizio Biancarelli fotografo naturalista eugubino che con il suo lavoro ha conquistato nel suo campo la ribalta nazionale e internazionale.

Un’occasione da non perdere sarà quella di Sabato 6 dicembre, ore 17:00, quando nella magnifica Sala Trecentesca del Palazzo Comunale di Gubbio, l’autore presenterà un nuovo libro intitolato “Racconti d’inverno”.

Ma chi è Maurizio Biancarelli?


Maurizio Biancarelli è un fotografo naturalista professionista, collabora con le
maggiori riviste del settore sia italiane che estere quali BBC Wildlife, NaturFoto,
National Geographic Italia, Bell’Italia, Bell’Europa, Terre Sauvage, Touring.
Ha pubblicato quattro volumi fotografici sulla natura dell’Umbria su commissione del
Ministero dell’Ambiente e della Regione Umbria e ha contribuito con proprie immagini
a molti altri, italiani ed esteri.
Ha esposto le sue fotografie in diverse sedi prestigiose in Europa e le sue immagini
sono regolarmente pubblicate a livello internazionale.
È stato invitato a partecipare con proprie proiezioni ai festival naturalistici più
importanti in Germania, Belgio, Francia e Inghilterra.
Ha fatto parte della squadra di fotografi che hanno partecipato al grande progetto Wild Wonders of Europe.
Attualmente partecipa all’importante progetto L'Altroversante, interamente dedicato
al paesaggio italiano.

Cosa contiene il suo nuovo volume Racconti d’inverno?

La fanno da padrone fotografie di paesaggi e di animali liberi e selvaggi scattate nell’arco di cinque
inverni nell’Appennino e nelle lontane terre del Nord.
Negli incontri, qualche volta eccezionali, avuti dal fotografo con questi
protagonisti, si narrano le emozioni, i momenti di intimità, gli sguardi che hanno legato in
maniera profonda un uomo alle creature selvagge e al mondo con loro condiviso.
La stagione invernale viene vissuta da Maurizio Biancarelli come un’esperienza
intensa e una grande opportunità fotografica.
Nel libro sono raccolti i risultati del suo lavoro, svolto nell’arco di diversi anni,
in luoghi e aree molto distanti tra loro: dall’Appennino dove vive fino ai paesi del
Nord, come Norvegia, Finlandia, Svezia e Canada.
Nelle immagini paesaggi e storie di animali liberi e selvatici fotografati nel loro
ambiente: vere e proprie icone della natura incontaminata come lupo, orso polare,
civetta delle nevi, così come altre più comuni, senza distinzione.

Complimenti Maurizio, ci vediamo senz'altro il 6 dicembre a Gubbio.

info:
Il libro "Racconti d'inverno" di Maurizio Biancarelli potrà essere acquistato direttamente il giorno della presentazione.
Dal mese di dicembre sarà possibile aquistarlo on-line sul sito dell'autore o tramite ordinazione via e-mail all'indirizzo info@mauriziobiancarelli.net.
Il costo del volume è di 29,00 euro.


martedì 14 ottobre 2014

#042 - L'uomo che piantava gli alberi

fotografia di Maurizio Leoni




Oggi vorrei parlare di territorio in una maniera un po’ insolita da chi cura e gestisce (sempre per imparare e mai per insegnare) un blog sulla fotografia di paesaggio.
Stamattina alla radio, mentre mi recavo al lavoro, ho appreso la notizia che è in corso la Settimana del Pianeta Terra ovvero l’Italia alla scoperta delle Geoscienze (dal 12 al 19 ottobre) e questa è la parte buona, ma ho scoperto anche che in Italia, ogni secondo vengono consumati 8 mq di territorio e che negli ultimi 40 anni è stata cementificata o asfaltata, insomma resa impermeabile, una superficie pari all'estensione della Lombardia, Liguria ed Emilia Romagna messe insieme.
Nei giorni dell’ennesimo disastro di Genova mi sembra veramente tanta roba.
Ma la colpa di tutto questo di chi è?
A guardarsi intorno non mi sembra che il popolo italiano (me compreso) sia poi così affezionato all'ambiente e quando si tratta di soddisfare i propri interessi prima viene il tornaconto personale e successivamente, ma molto dopo, il bene comune.
Oppure il problema è addirittura più grande e abbraccia l’intera umanità.
Qualche giorno fa, nella mia città, ho potuto assistere ad un incontro, organizzato dall'Agenzia Fiera delle Utopie Concrete nell'ambito di Fà la cosa giusta! Umbria, sul tema Imparare per la conversione ecologica il quale mi ha fatto pensare e mi ha fatto ronzare in testa diversi interrogativi, uno su tutti:
Quale futuro ha la specie umana, ormai votata all’estinzione e che molti dicono unica specie al mondo in grado di autodistruggersi consapevolmente?
Forse è giunto il momento ormai improrogabile di una riflessione attenta e soprattutto sincera su questi argomenti.
E come al solito e del tutto casualmente, cade a fagiolo l’ultimo libro che io, voce narrante, e Damiano, mio figlio di 6 anni che non sa ancora leggere, abbiamo finito di leggere insieme:
L’uomo che piantava gli alberi di Jean Giono (Salani Editore – ISBN 978-88-8451-928-3)
Sulla solita fascetta che cinge il libro, una citazione di José Saramago "Solo chi ha scavato la terra per porne una radice o la sua speranza può aver scritto questo libro. Siamo davvero in attesa che arrivino un bel po' di Elzéard Bouffier reali. Prima che per il mondo sia troppo tardi”.
Meditiamo gente.

mercoledì 10 settembre 2014

#039 - Terzo paesaggio


fotografia di Maurizio Leoni

Se fossi più colto di quello che veramente sono vi stupirei con un dotto trattato sul “Terzo Paesaggio” da lasciarvi tutti a bocca spalancata.
Impegnandomi forse ne avrei anche le capacità, ma purtroppo non sono né un geografo, né un agronomo, né un botanico, né un ecologo e forse nemmeno un fotografo, anzi direi che sono un essere sufficientemente ignorante che per imparare mi tocca scrivere post su questo blog.
Senza contare inoltre che i miei interessi non seguono un andamento lineare ma si muovono a caso lungo strani percorsi a zig-zag, come i ponti di alcuni giardini cinesi, attraverso i quali, per questa loro bizzarria geometrica, gli spiriti maligni non possono passare.
Devo ammettere però che l’argomento mi affascina parecchio e non da oggi, da prima di quando due anni fa acquistai il prezioso libricino dal titolo (nella versione italiana) “Manifesto del terzo paesaggio” di Gilles Clément edito da Quodlibet (2005) ISBN 88-7462-048-9.
Giunti a questo punto, dobbiamo innanzitutto cercare di dare risposta ad alcune semplici domande, chi è Gilles Clément, cos’è il “Terzo paesaggio”, quali fonti di ispirazione o implicazioni culturali potrebbe comportare quanto sopra per chi fotografa.

Cercando di rispondere alla prima domanda sulla persona di Gilles Clément, da wikipedia apprendiamo che questo signore (1943) è uno scrittore, entomologo, architetto del paesaggio e ingegnere agronomo francese.
È insegnante all'École nationale du paysage di Versailles.
Paesaggista tra i più noti e influenti d’Europa, è il teorizzatore del giardino planetario, del giardino in movimento e del concetto di terzo paesaggio.
Ha all'attivo numerosi saggi e romanzi.
Ha realizzato diversi parchi e giardini, sia pubblici che privati.
Tra le maggiori opere i giardini de La Défense e il parco André Citroën (13 ettari sulle rive della Senna nei terreni che appartenevano all'omonima fabbrica automobilistica) entrambi a Parigi, e il parco Matisse a Lilla.

Per rispondere alla seconda domanda circa la definizione di “Terzo paesaggio”, dal sito della casa editrice Quodlibet estrapoliamo quanto segue (a cura di Filippo De Pieri):
“Manifesto del Terzo paesaggio” è il primo libro tradotto in italiano di uno tra i più noti paesaggisti europei. Con l’espressione “Terzo paesaggio”, Gilles Clément indica tutti i “luoghi abbandonati dall’uomo”: i parchi e le riserve naturali, le grandi aree disabitate del pianeta, ma anche spazi più piccoli e diffusi, quasi invisibili: le aree industriali dismesse dove crescono rovi e sterpaglie; le erbacce al centro di un’aiuola spartitraffico… Sono spazi diversi per forma, dimensione e statuto, accomunati solo dall’assenza di ogni attività umana, ma che presi nel loro insieme sono fondamentali per la conservazione della diversità biologica. Questo piccolo libro ne mostra i meccanismi evolutivi, le connessioni reciproche, l’importanza per il futuro del pianeta. È un’opera di grande densità teorica, che apre un campo di riflessione anche ad implicazioni politiche.

Ma la cosa che più ci interessa è certamente rispondere alla terza domanda e cioè su quali fonti di ispirazione o implicazioni culturali potrebbe comportare il concetto di “Terzo paesaggio” per chi fotografa.
A tale proposito facciamo riferimento ad una mostra e ad un libro “Terzo Paesaggio – Fotografia Italiana Oggi” con opere di Luca Androni, Andrea Galvani, Armida Gandini, Tancredi Mangano, Maurizio Montagna, Moira Ricci, Francesca Rivetti, Alessandro Santini, Marco Signorini, Alessandra Spranzi, Richard Sympson, (XXIII edizione premio nazionale arti visive città di Gallarate) 2009 Damiani Editore Bologna, ISBN 978-88-6208-095-8.
Nella presentazione di Emma Zanella “Territori per la diversità” a pag. 59 si evince che lo sguardo degli artisti è rivolto a “situazioni marginali, nascoste, apparentemente poco visibili…”.
Qui sta il nocciolo della questione forse non ancora del tutto analizzato e che potrebbe interessare i fotografi di paesaggio in genere.
Si tratterebbe di esplorare quelle porzioni di territorio ignorate e dimenticate dall’uomo dove la natura lentamente si riappropria di luoghi apparentemente invisibili ai nostri occhi disattenti o troppo occupati in sguardi omologati e male indirizzati da chi manipola il nostro vedere, sempre più attratto dai piccoli schermi retro illuminati dei nostri cellulari o tablet, da cui non distogliamo mai lo sguardo, nemmeno quando guidiamo l’automobile.
Invece a volte converrebbe essere come ci ha insegnato Italo Calvino nel suo Marcovaldo (pubblicato nel 1963)  “Aveva questo Marcovaldo un occhio poco adatto alla vita di città: cartelli, semafori, vetrine, insegne Luminose, manifesti, per studiati che fossero a colpire l’attenzione, mai fermavano il suo sguardo che pareva scorrere sulle sabbie del deserto. Invece, una foglia che ingiallisse su un ramo, una piuma che si impigliasse ad una tegola, non gli sfuggivano mai: non c’era tafano sul dorso d’un cavallo, pertugio di tarlo in una tavola, buccia di fico spiaccicata sul marciapiede che Marcovaldo non notasse, e non facesse oggetto di ragionamento, scoprendo i mutamenti della stagione, i desideri del suo animo, e le miserie della sua esistenza”.
… e della nostra aggiungo io.

Ulteriori approfondimenti su http://paesaggimutanti.it/node/887

martedì 5 agosto 2014

#037 - Ferruccio Ferroni a colori



Tuoni e fulmini anche oggi.
Nonostante sia arrivato il mese di agosto quest’estate assai anomala non riesce proprio decollare.
Tempo barbino per coloro che devono ancora “fare le ferie”, mentre noi (me e famiglia), la nostra consueta quanto breve vacanza al mare l’abbiamo (purtroppo) già consumata.
A Fano mi sono tuffato nelle mie attività preferite, un po’ di sketching, il tablet, alcune interessanti letture e qualche foto in giro per la città.
Naturalmente ho anche avuto il piacere e la fortuna di incontrare l’amico Marcello Sparaventi studioso di fotografia e cultore della scuola marchigiana (Cavalli, Crocenzi, Ferroni, Gambelli, Giacomelli).
Come al solito è arrivato carico di preziosi doni e tra questi il graditissimo catalogo della mostra che si è svolta a Potenza Picena qualche mese fa, edito da Omnia Comunicazione, dal titolo “nel silenzio/Ferroni a colori, le fotografie a colori di Ferruccio Ferroni 1955/2000”, prodotto dal Fotoclub di Potenza Picena, a cura di Marcello Sparaventi e Centrale Fotografia, con la collaborazione di Annalisa Ferroni, Lidia Barucca Ferroni, Alberto Masini, Cristian Vescovi e con la prefazione di Diego Mormorio.
Di Ferruccio Ferroni avevo avuto la fortuna di ammirare la mostra tenutasi nel 2010 a Mercatello sul Metauro, suo paese di nascita, con opere in bianco e nero che molto mi avevano colpito per la loro delicatezza e per la loro leggera armonia, frutto di un animo sensibile e di uno sguardo raffinato.
Mi era sconosciuta invece questa sua produzione a colori, che un po’ sorprende ma che alla stessa maniera mette ancora una volta di più in evidenza lo spessore espressivo dell’autore, il quale e di buon diritto, può essere collocato tra i grandi della fotografia italiana.

Un evento da non perdere è previsto per Sabato 9 agosto nell’ambito di
SENIGALLIA CITTA’ DELLA FOTOGRAFIA - INCONTRI ESTATE 2014
alle ore 21,30, a Piazza Roma, il Comune di Senigallia e il Musinf dedicano una serata in omaggio al grande fotografo senigalliese Ferruccio Ferroni, nato a Mercatello sul Metauro nel 1920 e scomparso a Senigallia il 5 settembre 2007.
Nell’occasione sarà presentato il libro di cui abbiamo parlato in questo post e i relatori della serata saranno Diego Mormorio (filosofo e storico della fotografia) e Marcello Sparaventi (Presidente dell’associazione Centrale Fotografia di Fano).
Alla prossima.

sabato 28 giugno 2014

#036 - Il Valore Creativo della Lentezza
































Dopo aver letto “Meditazione e fotografia” di Diego Mormorio non mi stupisco di trovare l’autore di questo libro tra i firmatari del manifesto della Slow Photo insieme ad altri autorevoli personaggi della fotografia italiana.
Nelle poche righe riportate sulla quarta di copertina si fa riferimento ad una affermazione del monaco zen Thich Nhat Hanh e più precisamente:
“I meditanti sanno da sempre di dover usare i loro occhi e il linguaggio del tempo a cui appartengono per esprimere la loro profonda comprensione”.
Quindi educare lo sguardo, come in fotografia, per assumere consapevolezza di sé e del mondo che ci circonda mediante il lento scorrere del tempo.

PER UN MANIFESTO DELLA SLOW PHOTO

Nonostante tante cose terribili, il mondo è un’immensa vastità di bellezza: suoni, forme, colori che, di attimo in attimo, appaiono come uno spettacolo meraviglioso. Eppure tutta questa meraviglia resta sconosciuta alla stragrande parte della gente. Essa – la vastità che ci circonda – ha, infatti, bisogno di occhi per essere guardata. Di attenzione, e di lentezza.
Ha bisogno di ciò di cui il nostro tempo è quasi vuoto. La fretta e la superficialità, come spaventevoli animali feroci, dilaniano la bellezza del mondo. Correndo da una cosa all’altra, senza guardare attentamente, perdiamo tutto. Abbiamo bisogno di fermarci. Di vedere oltre il semplice guardare.
(Diego Mormorio)

Questi gli intenti:

Siamo a favore di una rivalutazione approfondita e meditata della prassi fotografica in opposizione ad un utilizzo compulsivo ed accelerato del medium fotografico perché convinti del valore creativo della lentezza.
Crediamo sia essenziale che in una qualsivoglia fase dell’iter fotografico si senta la  necessità di un “rallentamento” riflessivo.
Consideriamo indispensabile una progettualità del nostro intento artistico.
Esaltiamo un approfondimento meditativo così da consentire lo stabilirsi di un transfert emozionale tra il fotografo e ciò che viene fotografato.
Sosteniamo che la slow photo, essendo essenzialmente un approccio metodologico, esuli dalla specificità dei generi fotografici.
Riteniamo non significativo alle nostre finalità il tipo di mezzo tecnico di ripresa e di fruizione dell’immagine stessa utilizzati.

Mario Beltrambini       
Gianni Berengo Gardin
Beppe Bolchi
Carmelo Bongiorno
Alessandra Capodacqua
Luigi Erba
Diego Mormorio
Cesare Padovani
Franco Vaccai

Forse è giunto il momento di fermarci un attimo per pensare sul valore della lentezza nella nostra vita di fotografi e non solo.
Grazie agli amici di Slow Photo per averci offerto questo spunto di riflessione.





mercoledì 26 marzo 2014

#031 - FOTOGRAFI A BETTONA


Il 6 novembre scorso sul suo profilo Fb Diego Mormorio scriveva:
“Ciao a tutti, la settimana prossima il mio nuovo libro sarà in libreria. E' frutto di un lavoro di anni. Spero che sia per voi tutti una piacevole lettura”.
Il Professore si riferiva alla Sua ultima fatica che si intitola Scrittori e fotografia - Un magnifico inizio 1840-1870 edito da Postcart e reperibile in tutte le librerie.
Personalmente ho avuto già la fortuna di assistere ad una conferenza che Centrale Fotografia aveva organizzato a Pesaro il giorno 8 febbraio 2013 dal titolo “Pro e contro Luigi Ghirri”, della serie “Dialoghi con Tano D’Amico e Diego Mormorio” e devo dire che l’avventuroso viaggio invernale attraverso il tratto appenninico della E45 (Verghereto) fu ampiamente ripagato.
Questa volta avremo invece la fortuna di giocare in casa e di poter ascoltare Diego Mormorio sabato prossimo a Bettona, in un evento organizzato dal Comune di Bettona – Assessorato alla Cultura (che ringraziamo), con la collaborazione dell’associazione Istanti – Fotografia e Cultura e la stessa Centrale Fotografia.
Lo scrittore romano d’origini siciliane ci intratterrà con tutta la sua sapienza parlandoci del suo ultimo libro e non solo.
Da non perdere in maniera assoluta anche le altrettanto preziose mostre dei fotografi Vinicio Drappo (Deep Night), Filippo Sproviero (Un nuovo progetto per la camera oscura), Tiziana Nanni e Luca Tabarrini (Talea).
L’occasione è ghiotta e chi ama la fotografia non può mancare.

Qui un articolo apparso sulla stampa locale.

mercoledì 26 febbraio 2014

#029 - Massimo Siragusa


Massimo Siragusa

A scanso di equivoci oggi sento l’obbligo di ribadire che mi occupo di questo blog per imparare e non per insegnare.
La premessa è doverosa specialmente per il lavoro raffinato e complesso che voglio presentarvi oggi che è “Teatro d’Italia” di Massimo Siragusa.
Un lavoro di fronte al quale è facile non sentirsi all’altezza.
Non ho avuto la fortuna di conoscere personalmente l’autore, ma mi è bastato sfogliare le pagine del suo libro, edito da Contrasto e curato da Renata Ferri, per rimanere incantato dalla bellezza delle immagini che vanno oltre il racconto dei luoghi o l’interpretazione dello spazio e che molto ci narrano della qualità e della sensibilità di Massimo Siragusa.
Una realtà immobile, suggellata da impronte moderne ma che imbriglia lo sguardo rievocando antichi splendori.
Fotografie che colpiscono per l’armonia e l’equilibrio le quali mi hanno rimandato spontaneamente a due concetti, l’ordine contro il caos e il paesaggio come teatro.
Molto bello è anche il testo di Luca Doninelli di cui non vi anticipo niente.

Teatro d’Italia è stato premiato con il Premio Marco Bastianelli 2013 come miglior libro fotografico pubblicato in Italia. www.massimosiragusa.it

giovedì 12 dicembre 2013

#027 - Luogo e identità nella fotografia italiana contemporanea












Un volume che non può assolutamente mancare nella biblioteca di un fotografo di territorio e di paesaggio è la recente pubblicazione dal titolo “Luogo e identità nella fotografia italiana contemporanea” a cura di Roberta Valtorta.
Il libro edito da Giulio Einaudi fa parte della collana Piccola Biblioteca Einaudi, ISBN 978-88-06-21490-6 con in copertina una foto di Guido Guidi del 2002.
Le 350 pagine illustrate sono composte da quattro contributi importanti:
-         In cerca di luoghi (non si trattava solo di paesaggio) di Roberta Valtorta;
-         Il luogo e la scena: la città come testo fotografico di Antonello Frongia;
-         Attualità del documentario di William Guerrieri;
-         Narrazioni collettive dello spazio pubblico di Matteo Balduzzi.
Dalla quarta di copertina “Questo volume è dedicato al legame tra l’uomo contemporaneo e i territori che abita, così come è stato affrontato dalla fotografia italiana dagli anni Settanta fino ai giorni nostri.”

Molto interessante.

venerdì 29 novembre 2013

#026 - Guido Guidi



Oggi chiuderà i battenti la prima mostra fotografica romana di Guido Guidi intitolata “Cinque paesaggi, 1983 – 1993” la quale era stata felicemente inaugurata il 20 settembre.
Tanto per cambiare ho aspettato fino all’ultimo respiro per poterla visitare, complice il fatto che la mostra stessa rimaneva aperta dal lunedì al venerdì mentre i miei giorni liberi sono, guardacaso, il sabato e la domenica.
Ieri ho dovuto prendere un giorno di ferie per compiere il mio strano quanto spezzettato viaggio verso la capitale.
Da Bastia Umbra dove abito sono arrivato fino ad Orte in auto, da Orte fino a Roma Termini con un  treno regionale, da Roma Termini fino al Circo Massimo con la Linea B della metropolitana e dal Circo Massimo fino all’ICCD (istituto centrale per il catalogo e la documentazione) dove si teneva l’esposizione a piedi.
Nel testo di presentazione della rassegna si legge che “le 130 fotografie in mostra, per il loro stile “documentario”, forniscono una descrizione accurata e anti-retorica di luoghi considerati marginali dall’iconografia ufficiale; allo stesso tempo, a distanza di trent’anni esse assumono già un inestimabile valore storico a fronte delle rapidissime trasformazioni subite dal paesaggio e nel contesto della rinnovata attenzione portata su di esso dalla cultura urbanistica e paesaggistica”.
Dal canto mio aggiungerei che la visione colta del maestro cesenate oltre che ispirare un’attenta riflessione sul paesaggio contemporaneo e sulle sue trasformazioni ci meraviglia con una rappresentazione della realtà dai toni pacati e dal linguaggio semplice e complesso allo stesso tempo, “per il quale fotografare è anzitutto cercare soluzioni possibili al problema del guardare”.
Il catalogo, ISBN 978-88-905072-2-9, edito da Postcart / iccd, a cura di Antonello Frongia e Laura Moro è ben fatto e non può mancare nelle biblioteche di fotografi e appassionati di questo tipo di fotografia.

Per chi avesse perso la mostra, la bella notizia è che la stessa sarà replicata a Cesena, nello spazio espositivo del Dipartimento di Architettura dell’Alma Mater Studiorum, Università di Bologna dal 17 dicembre al 19 gennaio.