giovedì 19 marzo 2026

#094 - In viaggio con il Babbo

Aeroporto  dell'Umbria "San Francesco d'Assisi"

Oggi è la festa del Papà, anche se dalle nostre parti si dice Babbo e per quanto mi riguarda vale Babbo e ci tengo pure.
Approfitto di questa occasione per raccontarvi una piccola storia, quella di questo viaggio a Rotterdam (comodo il volo da Perugia) che dovevamo fare in tre (tutta la famiglia) mentre per circostanze non dipendenti dalla nostra volontà ci siamo ritrovati a farlo in due (padre e figlio).
Per me è stata un’esperienza eccezionale.
Era la fine di giugno 2024 e non potete capire la gioia, la curiosità e lo stupore di trascorrere quei pochi giorni in esclusiva con mio figlio quasi sedicenne. Io invece ne avevo già compiuti sessantuno.
Abbiamo parlato e camminato, camminato e parlato, visitato musei, mostre, compresa una retrospettiva di Richard Avedon con tanto di libro in italiano edito da Contrasto, e ammirato le meravigliose architetture della città. Per la prima volta non avevo portato nemmeno la macchina fotografica e le poche immagini che vi propongo sono state riprese con il telefonino, per me una cosa abbastanza sacrilega.
Penso che la bolla di meraviglia che si era creata in quella breve vacanza non si ripeterà, anche perché il pargolo sta ormai prendendo il volo come è giusto che sia. Sicuramente quel viaggio avrà contribuito a irrobustire ancora di più il rapporto già saldo che credo si fosse instaurato tra me mio figlio e per questo lo porterò per sempre nel cuore.
Un grande abbraccio a tutti i Babbi e ringraziamo il Signore per averci donato le zeppole di San Giuseppe.

Auguri.
Maurizio Leoni.








































martedì 3 marzo 2026

#093 - ROBERTA VALTORTA e la via del paesaggio

Da parecchio tempo mi ripropongo di scrivere qualcosa su Roberta Valtorta, una studiosa straordinaria [insegnante, scrittrice, storica dell'arte, critica fotografica] che mi ha accompagnato, a sua insaputa, in tutti questi anni, durante i quali ho intrapreso la via della fotografia del paesaggio.

Per quanto mi riguarda, dopo i tempi della fotografia analogica, del bianco e nero e del “momento decisivo”, fui folgorato dalle favolose esperienze di “Viaggio in Italia” e “Archivio dello Spazio”, dagli straordinari lavori di Luigi Ghirri, Gabriele Basilico, Guido Guidi ed altri eccellenti fotografi. Non posso non citare, ad esempio, l’amico George Tatge, uno dei fotografi di Archivio nello Spazio e anche Andrea Botto che me lo ha presentato. Nei primi anni Duemila ho cominciato così a scoprire anche le opere straordinarie dei “New Topographics”, con talenti tipo Robert Adams, Lewis Baltz, Stephen Shore e anche quelle, ad esempio, dei coniugi tedeschi Bernd e Hilla Becher, capostipiti della rinomata Scuola di Düsseldorf.


© Provincia di Milano - A cura di Achille Sacconi e Roberta Valtorta, 1997 Art&

Cominciò così per me una lunga fase di studio e di riflessione nella quale ho investito in questa nuova avventura espressiva tutto me stesso, con il mio approssimativo bagaglio culturale, la mia sensibilità e perché no, anche tutte le mie fragilità, ma niente sarebbe stato possibile senza le preziose pubblicazioni di Roberta Valtorta che mi hanno aperto la strada. Credo che il primo libro di questo genere che acquistai sia stato “RACCONTI DAL PAESAGGIO 1984-2004. A vent’anni da Viaggio in Italia”, 2004, Lupetti Editore, ISBN 88-8391-142-3, a cura di Roberta Valtorta che nel frattempo aveva progettato il MUFOCO - Museo di Fotografia Contemporanea di Cinisello Balsamo e ne era divenuta anche direttrice scientifica (2004 – 2015).

Quaderni di Villa Ghirlanda n. 3, 5 e 6

Ho conosciuto personalmente Roberta, insieme a Vinicio, il 22 e 23 aprile 2016 a Longiano (FC), in Emilia Romagna, durante una due giorni dal tema “IL SENSO DEI LUOGHI”, una manifestazione organizzata dal Comune di Longiano (Assessorato alla Cultura), dalla Scuola di Paesaggio “Roberto Signorini” e da Centrale Fotografia di Fano e frequentandola anche solo per poche ore ho potuto scoprire anche le grandi qualità umane di questa donna che è un colosso dal punto di vista culturale senza farlo pesare a nessuno.

Longiano (FC), 2016 fotografia di Maurizio Leoni


Longiano (FC), 2016 fotografia di Maurizio Leoni

Ovviamente, nel tempo, ho acquistato tutte le pubblicazioni di Roberta Valtorta che potevo, mettendo insieme diversi libri che attualmente impreziosiscono la mia biblioteca. L’ultimo, bellissimo, è il seguente “Roberta Valtorta. Scritti 1983-2024. La fotografia e il paesaggio” Electa, 2025:

ISBN 978889282796-7

Altri libri della mia collezione


Ulteriori libri della mia biblioteca

Ve li consiglio tutti!

Questo ancora mi manca ma sarà uno dei prossimi acquisti da inserire nel mio catalogo:

ISBN 9791255610380

Qualche tempo fa scrissi sul mio quaderno degli appunti:

Quando fotografiamo il paesaggio, mettiamo in gioco noi stessi, ci connettiamo con il cosmo e il cosmo ci restituisce qualcosa di importante, qualcosa che grazie al nostro sguardo educato abbiamo percepito, e si compie e si perfeziona nel gesto sacro dello scatto.
Si stabilisce in questo modo una stretta relazione tra il sentire del fotografo e l’immagine registrata dalla fotocamera, la quale agisce come specchio dell’anima e non solo come strumento di memoria e documentazione.
Da più di vent’anni cerco me stesso nel paesaggio, nel mondo che mi circonda, cercando di significare che anche nei luoghi comuni, nelle periferie, nei posti senza identità e senza dignità si può scoprire la bellezza e trovare la propria essenza.

Maurizio Leoni

Link:

domenica 5 ottobre 2025

#092 - L’Ex Policlinico di Perugia






Il tempo vola e si porta via la nostra umanità.
L’uomo distrugge se stesso e il pesce grosso ingoia il pesce piccolo.. compresi i bambini.
Tutto normale? Pare di sì!
L’Intelligenza Artificiale impera, il nuovo mondo digitale fagocita il vecchio mondo analogico, al quale per nascita mi sento di appartenere.
Il 6 agosto ci ha lasciati all’età di 95 anni il maestro Gianni Berengo Gardin, paladino della fotografia analogica e punto di riferimento per tanti giovani fotografi che, come me, nel secolo scorso si avvicinarono alla fotografia a piccoli passi.
Ho avuto l’occasione di ascoltarlo durante un incontro pubblico tenutosi nel 2011 ad Assisi, sul cortile davanti alla Basilica di San Francesco e mi sono rimaste impresse le sue parole: “Non sono un artista ma un testimone del mio tempo”.
Affermava di non voler catturare immagini belle o stilisticamente perfette, ma solo foto “buone” al fine di poter sempre e in ogni caso raccontare qualcosa.
Con le dovute proporzioni e con tutti i distinguo del caso, è un po' quello che ho cercato di fare anch’io dai primi anni Novanta in poi, osservando il fatidico mondo davanti alla mia porta.
Solo più tardi, con la scoperta di “Viaggio in Italia”, dell’opera di Ghirri e dei libri di Roberta Valtorta, ho cambiato paradigma ed ho iniziato ad indagare il paesaggio, non solo come testimonianza delle continue mutazioni ma come vero e proprio specchio dell’anima.
Mi ricordo ancora bene le buche del “Verghereto” quando portavo a sviluppare e “provinare” i miei FP4 Ilford da Imago Foto Lab a Santarcangelo di Romagna, dove c’era l’indimenticabile Massimiliano Di Teordoro che mi accoglieva con il suo magico sorriso, con la sua grande gentilezza e professionalità. Grazie Max!
Per me era come un viaggio premio: se ero fortunato potevo sbirciare lavori in fase di stampa di altri fotografi o incontrare persone molto interessanti, come ad esempio l’amico Mario Beltrambini sempre disponibile a fare due chiacchere.
In questo momento ho tra le mani due delle magnifiche confezioni, la n. 79 e la n. 80 del mio archivio storico. Sono le due pellicole che nel marzo del 2008 ho utilizzato per catturare gli ultimi attimi di vita del Policlinico, poco prima che venisse definitivamente trasferito all’attuale Silvestrini e che perdesse definitivamente la funzione ospedaliera, per diventare la Nuova Monteluce.
Un altro ancora in divenire.
Vi mostro alcuni provini scansionati delle foto di quel giorno di 17 anni fa, quando ancora a Monteluce c’era un po' di Ospedale.
Saluti.
Maurizio Leoni

© Tutti i diritti riservati






































domenica 8 giugno 2025

#091 - Viaggio in Cina 2002

 


Nel Post #089 avevamo iniziato a parlare delle foto delle vacanze.
Cominciamo col vedere alcune delle 40 fotografie esposte ad Umbertide nel novembre 2008 per le quali avevo chiesto un testo di presentazione all'amico Sebastiano Giuffrida che molto gentilmente mi ha accontentato. Grazie ancora al professore e tanti saluti a lui e Signora! Ciao Tiziana.

"Premessa numero uno (quella corta): non sono mai stato in Cina e non so se e quando vorrò o potrò andarci.
Premessa numero due (quella un po’ più lunga): Maurizio Leoni è un gran viaggiatore e ancora, dopo vari anni, devo scoprire in quale luogo recondito del pianeta non sia mai stato.
Il punto è che da ogni viaggio, puntualmente, arriva carico di immagini lapidarie, di incisività perfetta, capaci di raccontarti in poche decine di fotogrammi un paese, un continente, un mondo, in maniera tale da farti credere che ci sia stato anche tu.
Credo sia questa la qualità più autentica dell’opera di Leoni, quella di affascinarti non con visioni inattese, acrobatiche o puramente formali, ma di farti vivere il luogo da lui rappresentato con grande spontaneità e freschezza sì da costringerti a pensare che questo sia il modo più giusto e rispettoso di raccontare uomini e cose diversi da te.
C’è, insomma, nella fotografia di Maurizio una sincera leggerezza dello sguardo che tende ad accomunare i luoghi lontani e le persone che li abitano alla nostra normalità quotidiana, perché comune è l’esperienza umana del lavoro, degli affetti, degli svaghi, in una parola del nostro essere nel mondo, che solo per avventura è in questa parte precisa e non altrove.
Certo, poi, a ben guardare, si scopre come questa leggerezza sia il prodotto di una grande consapevolezza tecnica.
Lo possiamo percepire nella disposizione dei piani, nell’uso accorto della prospettiva quasi sempre leggermente sghemba, nella sapiente articolazione delle macchie di colore presenti nell’inquadratura. Ma in ogni caso è sempre preponderante l’affetto dello sguardo: comprensivo, solidale, in una parola civile.
E in modo particolare in questa Cina del 2002, non ancora contaminata dall’euforia delle Olimpiadi di sei anni dopo, è avvertibile come l’occhio discreto di Maurizio Leoni cerchi di superare gli inevitabili stereotipi degli itinerari turistici, obbligati anche per l’occhiuta vigilanza delle guardie di regime, puntando attenzione e obiettivo sugli elementi di contrasto (vecchio/nuovo, antico/avveniristico, povero/ricco, ecc.) per esaltarne tutte quelle contraddizioni che producono, a turno, fatica umana, sradicamento, senso della pochezza del singolo nell’incombente e onnivoro ingranaggio metropolitano.
Da Pechino a Hong Kong, passando per Nanchino, Suzhou, Shanghai, Xi’An, Guilin, Maurizio Leoni realizza così un itinerario di conoscenza e comunicazione dell’individuo, più che genericamente del popolo o del continente-nazione cinese, in cui specchiare ingenuità, insicurezze, sproporzioni, anche e soprattutto nostre.
Considerazione finale: non so se andrò mai in Cina, ma mi piacerebbe avere, qui e adesso, la mitica arcivernice di Pier Cloruro de’Lambicchi (è un ricordo del Corriere dei Piccoli d’antan) e cospargerne un velo sulle foto di questa mostra sì da rendere viva e presente la raffigurazione che ne ha dato Leoni. Ma ci pensate al risparmio di tempo, denaro, fatica e voli a rischio?"

Sebastiano A. Giuffrida